Migliori condizioni igieniche non sostituiscono le vaccinazioni


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Ipotesi

Alcuni ritengono che siano state le migliorate condizioni di vita - e non i vaccini - a determinare la diminuzione dell’incidenza di malattie infettive nel secolo scorso.

Elementi scientifici che smentiscono l’ipotesi

Agli inizi del 1900 le malattie infettive erano la prima causa di morte negli USA e nei Paesi Occidentali, e lo sono ancora oggi nei Paesi del Terzo Mondo.

Il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie ha sicuramente avuto un impatto molto importante sulla diminuzione della mortalità da malattie infettive; il passaggio della popolazione nel IX secolo dalla campagna alla città che accompagna l'industrializzazione ha portato al sovraffollamento delle abitazioni servite da reti idriche e fognarie inadeguate o inesistenti. Queste condizioni hanno provocato epidemie ripetute di colera, dissenteria, tubercolosi, febbre tifoide, influenza,  febbre gialla e  malaria.

A partire dal 1900, l'incidenza di molte di queste malattie ha cominciato a diminuire indirettamente grazie ad azioni di salute pubblica e miglioramenti dello stile di vita: la costruzione di reti fognarie e l’uso di sistemi di trattamento dell’acqua potabile, migliori standard di vita con ambienti meno affollati che hanno ridotto la possibilità di trasmissione delle malattie, una migliore nutrizione, la scoperta e l’introduzione degli antibiotici.

A questi miglioramenti si deve però aggiungere l’effetto diretto che hanno avuto i vaccini sull’impatto delle malattie, sia nel passato che ai giorni nostri.

Si consideri il sottostante grafico: L'immagine include due grafici che mostrano i casi segnalati e l'incidenza di difterite in Canada1.L'incidenza di difterite (grafico più grande) era vicina a 98 per 100.000 abitanti nel 1924. L'introduzione del tossoide difterico nel 1926 ha comportato una drastica diminuzione dell'incidenza fino a raggiungere e mantenere un valore prossimo allo 0 a partire dal 1969. Il grafico più piccolo illustra i casi di difterite dal 1955 fino al 2008. Nonostante ci siano stati picchi e deflessioni periodiche negli anni, il numero di casi di difterite ha proseguito la sua tendenza al ribasso raggiungendo lo 0 entro il 1990 e rimanendo vicino allo 0 da allora. I grafici per la maggior parte delle malattie prevenibili da vaccino mostra un simile andamento.

Figura 1: Incidenza di difterite in Canada dal 1924 al 2008 1.

Figura 1

Nonostante ci siano stati picchi e deflessioni periodiche negli anni, la reale e permanente caduta dei casi di difterite coincide con l’introduzione e l’uso del vaccino a partire dal 1926. I grafici per la maggior parte delle malattie prevenibili da vaccino mostra un simile andamento.

Se l’ipotesi fosse corretta – ovvero se le malattie fossero scomparse per le migliorate condizioni di vita- ci si dovrebbe aspettare una diminuzione graduale dei casi di malattia senza rapidi cambiamenti.

Tuttavia i dati italiani riguardanti la poliomielite dimostrano il contrario. La vaccinazione è stata iniziata nel 1964. I casi di malattia si ridussero in maniera immediata già a partire dal 1964. Nel secondo semestre di quell’anno furono dichiarati 212 casi, contro i 1800 e i 2300 dello stesso periodo degli anni precedenti#. In altre parole il numero di casi è crollato di quasi 10 volte e questo non può esser ascritto al miglioramento delle condizioni igieniche.

Inoltre, se l’ipotesi fosse corretta, ci si dovrebbe aspettare una diminuzione similare e sovrapponibile di tutte le malattia infettive.

Invece, se si fotografa la situazione USA negli anni Novanta, a fronte di un numero contenuto di casi di alcune malattie (tra cui polio, difterite, tetano, morbillo) 3 sono ancora numerosi i casi di varicella (per cui non esisteva ancora un vaccino). Negli Stati Uniti, prima del 1995 anno di introduzione del vaccino, erano circa 4 milioni i casi di varicella ogni anno, casi che le buone condizioni igieniche statunitensi non riuscivano comunque ad evitare4. L’introduzione del vaccino ha portato a un crollo dei casi di varicella con una diminuzione del 45% dal 2000 al 2005 e con una caduta ulteriore del 77% dal 2006 al 2010 (dopo la raccomandazione a vaccinare con due dosi di vaccine), determinando nel complesso una caduta del 82% dei casi dal 2000 al 20105.

Si consideri poi il caso del vaccino contro Haemophilus influenzae tipo b (Hib).

Il vaccino coniugato - che può essere usato per vaccinare i bambini – è stato introdotto negli Stati Uniti nel 1990. A quel tempo, l’Hib era la causa più comune di meningite batterica, responsabile di 15000 casi e 400-500 morti ogni anno. Il numero di casi di meningite da Hib e di morti era stabile da decadi. Dopo l’introduzione del vaccino contro l’haemophilus, l’incidenza della meningite ha Hib è crollata a meno di 50 casi/anno 6. Poichè il livello igienico-sanitario attuale non è diverso da quello del 1990, è difficile attribuire la drastica riduzione delle patologie da Hib a qualunque altra cosa che non sia il vaccino.

Un ulteriore metodo per valutare l’impatto delle vaccinazioni sull’incidenza delle malattie è quello di esaminare l’impatto delle malattie in una comunità con buone condizioni socio-economiche ma bassi tassi di copertura. Si può quindi valutare la situazione di Paesi sviluppati in cui si è registrata una diminuzione delle coperture vaccinali nella popolazione e osservare cos’è successo.

  • In Olanda il programma di vaccinazione nazionale è stato avviato nel 1957. Nonostante una copertura vaccinale elevata, negli ultimi decenni ci sono state epidemie di poliomielite (1992-1993), morbillo (1999-2000), rosolia (2004-2005) e parotite (2007-2008). Queste epidemie sono state tutte ampiamente confinata in una zona del Paese chiamata Bible Belt, dove vivono gruppi protestanti ortodossi. Quasi tutti i pazienti in queste epidemie appartenevano alla minoranza protestante ortodossa e non erano vaccinati a causa di obiezioni religiose7. Un altro esempio in questo senso è rappresentato dagli ebrei ortodossi che costituiscono una minoranza in Europa. Molti di essi rifiutano le vaccinazioni e hanno conosciuto, in anni recenti, importanti epidemie di morbillo.
  • La vaccinazione MPR è stata introdotta in Gran Bretagna nel 1988; nell’arco di 7 anni (1995) si è raggiunta una copertura vaccinale del 90% con un crollo nelle notifiche di malattia. Tuttavia, alla fine degli anni Novanta, la controversia sulla sicurezza del vaccino MPR (vicenda Wakefield) ha determinato una diminuzione delle coperture vaccinali e la ricomparsa del morbillo. A maggio 2006 erano 449 i casi confermati (rispetto ai 77 del 2007) con la prima morte per morbillo registrata dal 19929.
  • A metà degli anni Settanta si è registrato un calo della copertura vaccinale del vaccino contro la pertosse in vari Paesi (per una paura legata ai possibili effetti collaterali del vaccino). In Giappone nel 1979 si registrarono 13000 casi di pertosse e 41 morti. Simili epidemie si sono verificate anche in UK e in Svezia10.

Si considerino altri due esempi:

Figura 2

Figura 2: casi confermati al laboratorio di malattia meningococcica, Inghilterra e Galles (1997-2009)

Gran Bretagna – vaccinazione contro il meningococco.

Nel novembre 1999, il vaccino coniugato contro il meningococco C è stato introdotto in Gran Bretagna come parte del programma di vaccinazione. Tutti i bambini e gli adolescenti entro i 18 anni sono stati vaccinati nell’arco di 2 anni (campagna poi estesa nel 2002 a tutti i soggetti entro i 25 anni di età).

A seguito della campagna vaccinale contro il meningococco C, il numero di casi da sierotipo C confermati al laboratorio diminuì del 90% in tutte le fasce d’età dei gruppi vaccinati. Questo non accadde invece per il meningococco B contro cui il vaccino non forniva protezione 11.

Germania – vaccinazione contro la poliomielite.

I due vaccini mostrano la realtà della Germania dell’Est (DDR) e dell’Ovest (BRD) riguardo la vaccinazione contro la poliomielite. I due Paesi hanno introdotto il vaccino Sabin in due anni diversi – il 1960 e il 1962 – e si può notare come il crollo dei casi di polio coincida con l’anno di inizio della vaccinazione.

Figura 3

Figura 3: casi di poliomielite dal 1949 al 1989 nella Germania dell’Est e nella Germania dell’Ovest.

Conclusioni

I dati sopra riportati dimostrano che non solo le malattie non sarebbero scomparse senza i vaccini ma, se si dovesse smettere di vaccinare, le malattie ricomparirebbero.

Più elevati standard di vita e servizi igienico-sanitari da soli purtroppo non possono garantire la protezione dalle malattie infettive.