Nessuna relazione tra vaccini e tumori


Condividi su

Non vi sono evidenze che i vaccini possano provocare i tumori. Vi sono evidenze che alcuni vaccini giocano un ruolo rilevante (vaccino per l’epatite B e vaccino conto il Papilloma Virus) nella prevenzionedei tumori. Vi sono grandi attese per l’utilizzo in futuro dei vaccini contro altri tipi di tumore.

L’ipotesi

Su alcuni siti appare l’associazione “vaccini-tumori”. Si ipotizza, senza fondati elementi scientifici, che alcuni tipi di tumore come leucemie e linfomi non Hodgkin nei bambini sarebbero causati dalle vaccinazioni di massa.

Elementi scientifici che smentiscono una relazione causale tra vaccini e tumori

Tutti i tumori hanno origine da una cellula. Nei tessuti normali le cellule si riproducono dividendosi, in modo da sopperire alle varie necessità dell'organismo, come far fronte a un maggiore fabbisogno in termini di quantità di cellule nell'organismo o di "qualità di cellule" per differenziamento tissutale, oppure per rimpiazzare le cellule morte o quelle che, danneggiate, vanno incontro a un processo di morte programmata che si chiama apoptosi.

Nei tumori questo delicato equilibrio, governato dai messaggi chimici inviati da una cellula all'altra e dai geni che si trovano nel loro DNA, è compromesso. La cellula continua a riprodursi senza freni e anche i processi di morte programmata vengono meno. All'origine di tutti questi fenomeni ci sono alterazioni geniche, dette mutazioni, che, sommandosi l'una all'altra, fanno saltare i meccanismi di controllo. Non basta, infatti, che sia difettoso un solo meccanismo, ma occorre che gli errori si accumulino su diversi fronti perché il tumore possa cominciare a svilupparsi.

Alcuni di queste mutazioni sono ereditarie, mentre altre sono provocate da fattori esterni. In ogni momento, nei tessuti originano e si sviluppano per un certo tratto mutazioni potenzialmente capaci di evolvere fino a neoplasia conclamata. Si calcola che vi siano fino a 50 cloni mutanti per cm2 di cute esposta.

È ormai ben noto che il sistema immunitario è in grado di controllare lo sviluppo e la crescita dei tumori in un processo chiamato immunosorveglianza. La risposta immune nei confronti dei tumori dipende in larga misura dall’espressione, sulle cellule tumorali, di molecole che non sono espresse sulle cellule normali dello stesso tessuto e che hanno proprietà antigeniche. Già nel 1943 Gross osservò che quando cellule tumorali erano inoculate per via sottocutanea in topi con uguale costituzione genetica, esse formavano dei noduli che crescevano per pochi giorni e quindi regredivano. Se in questi topi venivano reinoculate le stesse cellule tumorali, esse non crescevano e non davano luogo alla formazione di noduli.L’interpretazione allora data a questi risultati fu che il secondo inoculo di cellule tumorali non dava luogo alla formazione di un tumore poiché i topi avevano sviluppato, nel corso della prima somministrazione, una specifica risposta immunitaria nei confronti delle cellule tumorali (quindi, come se fossero stati vaccinati). Quindi, associare un vaccino al possibile sviluppo di tumori, non solo va contro ogni teoria, ma l’affermazione viene smentita da una moltitudine di prove sul campo e contraddice le normali e fisiologiche azioni del nostro sistema immunitario. E’ attualmente noto che in molti tumori umani le cellule neoplastiche differiscono da quelle normali non perché posseggono antigeni assolutamente specifici per il tumore, ma perché presentano sulla loro superficie antigeni presenti sulle cellule normali solo in particolari fasi di differenziazione o in particolari tessuti. Contro queste proteine, denominate complessivamente antigeni tumore-associati (TAA, Tumor Associated Antigen), si può sviluppare una risposta immunitaria; infatti, nel sangue di pazienti con tumore sono presenti linfociti capaci di riconoscere proteine derivate da tali antigeni e di attivarsi.

Secondo quanto postulato dalla teoria dell’immunosorveglianza, il numero dei tumori potenziali sarebbe molto più alto di quelli che giungono all'osservazione clinica se non intervenisse il sistema immunitario a bloccarli. Questo postulato spiegherebbe la maggiore incidenza di tumori in persone immunodepresse rispetto alle persone sane 1234. È stato anche dimostrato in pazienti con tumore che il tumore stesso può promuovere uno stato di immunosoppressione che, a sua volta, facilita la progressione del cancro; cioè le cellule del tumore creano un microambiente capace di proteggere il tumore dall’attacco da parte del sistema immunitario 5.

Consideriamo ora le cause dei tumori e l’epidemiologia dei tumori che costituiscono nei Paesi evoluti, la seconda causa di morte (22,3%) dopo la malattie cardiovascolari. Il 65% dei tumori insorge per cause ambientali, in teoria eliminabili: abitudini dietetiche, abitudini sociali, fumo di sigaretta, esposizione a sostanze tossiche derivate dall’industria e dall’agricoltura, ecc 6.

L’ Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) è l’ente preposto a valutare tutti gli agenti cancerogeni attualmente riconosciuti. Nella tab 4., del rapporto più recente 6,fra i circa centoagenti cancerogeni con sufficiente evidenza di cancerogenicità nell’uomo non sono presenti i vaccini. Ma neppure se consideriamo gli agenti cancerogeni con limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo troviamo una ipotesi di cancerogenicità connessa ai vaccini.

Vi è invece unacomprovata associazione di tumori di origine “B linfocitaria” con l’infezione da EBV (Virus di Epstein-Barr), come vi sono associazioni con altre infezioni virali quali adesempio il sarcoma di Kaposi, associato ad infezione da virus erpetico umano ottavo (HHV-8), il virus dell’Epatite B con il tumore del fegato, il Papilloma Virus (HPV) per il tumore della cervice uterina.

Al contrario il vaccini sono già stati utilizzati con successo per combattere i tumori: è il caso della vaccinazione antiepatete B che sta riducendo drasticamente in Italia e in Europa il numero dei morti per tumore al fegato e l’utilizzo del vaccino contro il Papilloma Virus (anti HPV) che ridurrà il numero di morti per carcinoma della cervice uterina e probabilmente anche altri tumori associati al virus. Vi sono poi aspettative su altri vaccini contro il cancro.Ad esempio, per rimanere in Italia, i ricercatori del centro ricerche in Medicina Sperimentale (Cerms) dell’ospedale Molinette di Torino hanno sviluppato un vaccino che rende possibile bloccare la progressione del tumore al pancreas, una delle neoplasie più aggressive tra i tumori solidi e che miete numerose vittime 7. Questo studio, che è in via di pubblicazione nella prestigiosa rivista scientifica internazionale Gastroenterology, pone le basi per una nuova strategia terapeutica di questo tumore, basata sulla vaccinazione a DNA, con la concreta possibilità di allungare la vita ai pazienti che andavano incontro a morte certa.

Conclusioni

Non vi sono evidenze che i vaccini possano provocare i tumori. Vi sono evidenze che alcuni vaccini giocano un ruolo rilevante (vaccino per l’epatite B e vaccino conto il Papilloma Virus) nella prevenzionedei tumori. Vi sono grandi attese per l’utilizzo in futuro dei vaccini contro altri tipi di tumore.