Pneumococco


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Lo Pneumococco o Streptococcus pneumoniae è un batterio molto diffuso che si ritrova comunemente nel tratto respiratorio superiore (naso e gola) di bambini e adulti sani.

Si valuta che il 30-70% delle persone sane, i bambini più frequentemente degli adulti, sia portatore dello Streptococcus pneumoniae. In condizioni normali di immunità lo Pneumococco si localizza nelle vie aeree senza dare alcun disturbo; nella maggior parte dei casi, pertanto, il portatore non sa di ospitare tale germe. Sono noti più di 93 tipi diversi (sierotipi) di Pneumococco, che differiscono per il tipo di capsula che li contiene.

Via di trasmissione

Lo Pneumococco circola con facilità da soggetto a soggetto; la trasmissione avviene attraverso l'aria tramite le goccioline di saliva emesse con starnuti, tosse o con il semplice parlare oppure tramite lo scambio di materiale contaminato dalle secrezioni respiratorie delle persone portatrici del batterio. I casi di malattia si verificano soprattutto nel periodo invernale, quando sono frequenti le sindromi da raffreddamento e l'influenza, che ne predispongono l'insorgenza. Le infezioni hanno carattere sporadico; le epidemie sono poco comuni ma si possono verificare in ambiti di comunità ristrette come gli asili, le scuole e altre istituzioni.

Sintomi e complicanze

La comparsa di sintomi nelle persone portatrici dello Pneumococco è legata a condizioni che alterano l'integrità della mucosa delle vie respiratorie, come concomitanti infezioni virali, oppure a malattie che riducono l'efficienza del sistema immunitario. L'infezione si manifesta solitamente con sintomi a carico del tratto respiratorio superiore, dove tale batterio si localizza, dando quadri di otite e sinusite. Nel caso in cui i germi si riproducano in distretti del corpo dove normalmente non sono presenti, come il sangue, il liquor (liquido trasparente che avvolge il cervello e il midollo spinale) o i polmoni, la malattia si manifesta in forma grave, con quadri rispettivamente di batteriemia, meningite e polmonite. Queste gravi forme di infezione, dette forme invasive, possono progredire fino alla sepsi, una condizione ad elevatissima mortalità caratterizzata dalla invasione disseminata dei batteri nel sangue.

Le persone più a rischio di sviluppare una infezione grave sono i bambini, soprattutto nei primi due anni di vita, e gli anziani (convenzionalmente si considerano a maggior rischio i soggetti con più di sessantacinque anni). Sono considerate a rischio anche persone che soffrono di patologie che deprimono il sistema immunitario, persone con malattie croniche (come il diabete, le cardiopatie, le malattie del fegato, l'insufficienza renale, le malattie del sangue) e persone a cui è stata tolta la milza.

Le forme gravi di infezione pneumococcica sono particolarmente temibili se si considera anche che lo Pneumococco nel tempo ha sviluppato la capacità di resistere ad alcuni antibiotici di largo uso.

Impatto sulla popolazione

Lo Pneumococco è il microrganismo responsabile più frequentemente dell'otite media acuta del bambino; l'infezione pneumococcica è soprattutto la prima causa di meningite batterica e di polmonite batterica contratta in comunità (si stima sia coinvolto nei 2/3 dei casi di infezione).

Il sistema di sorveglianza delle malattie batteriche invasive, attivo nel nostro Paese, ha riportato nel 2011 almeno 260 casi di meningite da Pneumococco, pari a più del 70% di tutti i casi di meningite batterica notificati. Nei bambini la meningite è la manifestazione più frequente di infezione grave da Pneumococco, mentre le altre fasce di età (adulti e anziani) sono più spesso colpite da polmonite e batteriemia. Le infezioni invasive sono anche la causa più frequente di ricovero ospedaliero nei bambini e negli adulti. Alcuni dati forniti dall'OMS, relativamente all'Europa e agli Stati Uniti, riconducono allo Pneumococco il 30-50% delle polmoniti che, per la loro gravità, richiedono il ricovero in ospedale; tale percentuale sarebbe più alta nei bambini, visto che alcune stime riconducono allo Pneumococco quasi l'80% delle polmoniti lobari (in cui cioè l'infiammazione coinvolge una ampia porzione di lobo polmonare).

Nel 2010 in Europa si sono registrati più di ventimila casi di gravi infezioni sostenute dallo Pneumococco. La maggior parte dei casi di malattia si sono verificati negli adulti (9.036 persone ammalate tra i 15 e i 64 anni) e negli anziani (9.727 persone con più di 65 anni ammalate); in circa la metà delle persone ammalate l'infezione si è manifestata in forma di polmonite con batteriemia. Poco più del 10% delle infezioni sono state contratte dai bambini, che sono tuttavia i soggetti più a rischio e più colpiti, in particolare al sotto del primo anno di vita. Rapportando infatti il numero di casi di malattia alla composizione per fasce d'età della popolazione presente, l'incidenza di infezione grave raggiunge il livello più elevato (18,54 casi di infezione ogni 100.000 persone) nel primo anno di vita e si mantiene alto fino al quarto anno di età (intorno ai 10 casi di infezione ogni 100.000 persone), numeri ragguardevoli se si considera che nella popolazione generale si stimano circa 5 casi di infezione ogni 100.000 persone.

In Italia, sempre nel 2010, sono state notificate più di 800 infezioni gravi da Pneumococco, e di queste il 15% ha avuto come esito la morte (101 persone sono decedute). L'infezione si è manifestata come meningite nel 36% dei casi, come batteriemia nel 35,4% dei casi e come polmonite con batteriemia nel 28,6% dei casi.

La mortalità delle infezioni gravi da Pneumococco può raggiungere il 20%, con una ampia variabilità che dipende soprattutto dall'età della persona (aumenta con l'aumentare dell'età) e dalla comorbidità (aumenta se la persona soffre di più malattie). Temibile per la popolazione anziana è la polmonite da Pneumococco, la cui mortalità può raggiungere valori del 30-40%, nonostante le terapie antibiotiche e il ricorso alla terapia intensiva. Per quanto riguarda la meningite, può dare esiti permanenti di disabilità e nei casi più gravi portare a morte; la mortalità arriva al 40% nelle persone adulte mentre è attorno all'1-3% nei bambini al di sotto dei due anni .

Nonostante la sua severità l'infezione pneumococcica può essere prevenuta con la vaccinazione. L’inserimento del vaccino nei programmi vaccinali dei bambini al di sotto dei due anni ha mostrato, negli Stati Uniti, una riduzione di quasi l’80% dei casi di infezione grave causata dai tipi di Pneumococco presenti nel vaccino, e più in generale un dimezzamento delle infezioni gravi da tutti i tipi di Pneumococco. Una significativa riduzione delle infezioni (fino al 40%) è stata dimostrata anche nella popolazione giovane adulta non sottoposta a vaccinazione, soprattutto familiari di bambini vaccinati che hanno beneficiato dell'effetto della vaccinazione. L'effetto positivo della vaccinazione è stato registrato anche da studi europei; nonostante l'eterogeneità dei programmi e dei metodi di rilevazione dei dati tra i diversi Paesi, la riduzione dei casi di infezione grave è stata attorno al 40%, raggiungendo il massimo beneficio nei bambini al di sotto dei due anni di età.

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