Rabbia


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La rabbia è una malattia virale acuta, con manifestazioni a carico del sistema nervoso centrale trasmessa abitualmente all’uomo attraverso il morso di un animale infetto. Il virus della rabbia è un rhabdovirus a RNA della famiglia Rhabdoviridae.

Vie di trasmissione

Il virus è contenuto nella saliva di un animale affetto da rabbia e viene introdotto nella cute attraverso il morso o, molto più raramente, attraverso una abrasione recente della cute. La diffusione per via aerea è stata dimostrata nelle caverne ove vivono numerosissimi pipistrelli.

Il virus, dopo aver infettato il sistema nervoso di animali selvatici e domestici, è presente nella saliva dell’animale malato ancor prima della comparsa dei sintomi e si può trasmettere attraverso il morso o il contatto della saliva dell’animale infetto con le mucose. Il periodo d’incubazione è molto variabile da 2 settimane a un anno, in relazione alla specie colpita, al punto di inoculazione e alla quantità di virus inoculato.

La presenza e la diffusione della rabbia in Europa è legata in particolare alla volpe, ma sono coinvolti in minor misura anche altri animali selvatici (tassi, faine, erbivori selvatici). Quando gli animali sono colpiti dalla malattia modificano il loro comportamento; l’animale selvatico perde la naturale diffidenza verso l’uomo, gli animali domestici possono diventare aggressivi, con disturbi nella deambulazione, paralisi ed infine morte.

Sintomi e complicanze

Il virus dopo essersi moltiplicato vicino al punto di inoculo si diffonde seguendo le fibre nervose periferiche al midollo spinale e successivamente raggiunge il cervello. Il periodo di incubazione è generalmente da 3 a 8 settimane. Durante l’incubazione si possono avere sintomi con sensazione di dolore alla ferita, senso di inquietudine, agitazione motoria, allucinazioni, e idrofobia ossia avversione all’acqua dovuta a dolorose contrazioni spasmodiche della laringe e della faringe; si ha poi sonnolenza, febbre, collasso, e morte. Alcune volte si ha paralisi che può essere diffusa e simmetrica. Senza interventi terapeutici la morte sopraggiunge in circa 6 giorni, di solito per paralisi respiratoria.

Impatto sulla popolazione

E’ una malattia diffusa in tutto il mondo, con una stima di 65.000-87.000 morti l’anno, quasi tutti in paesi in via di sviluppo, in particolare in Asia (con un numero stimato di decessi di 38.000- 60.000) ed in Africa (27.000 morti). La maggior parte dei decessi nell’uomo è conseguente al morso di un cane infetto al quale non era stata praticata adeguata profilassi. In Italia, l’ultimo caso di rabbia segnalato nell’uomo è stato un caso importato dal Nepal nel 1996.

Caso clinico

Nel febbraio 1996 è stato registrato, in Veneto, un caso di rabbia umana importato. Un uomo di 32 anni, in viaggio con sua moglie nel Nepal, venne morso da un cucciolo randagio il 21 gennaio 1996. Il medico consultato nella città di Pokara (Nepal), dopo avere esaminato lo stato vaccinale del paziente nei confronti del tetano, non ritenne necessario consigliare ulteriori trattamenti oltre alla pulizia ed alla disinfezione della ferita. A distanza di circa 30 giorni dalla morsicatura, l’uomo accusò una sintomatologia caratterizzata da febbre elevata accompagnata, a partire dal 23 febbraio, da spasmi laringei ed idrofobia (avversione all’acqua). La morte è avvenuta il 25 febbraio, un giorno dopo il ricovero del paziente presso l’Ospedale per le Malattie Infettive di Venezia.

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Foto 1-2 (European Centre for Disease Prevention and Control)