I vaccini possono evitare traumi alle famiglie


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Una malattia, per cui non esiste ancora un vaccino, sconvolge la vita di una famiglia. Un'esperienza durissima, senza esito fatale, ma con piccole cicatrici rimaste.

Portando mio figlio George a fare le vaccinazioni di routine a due, quattro e dodici mesi non ho mai riflettuto a fondo sul loro significato. A essere onesti, quando mi sedevo in anticipo nella sala d’attesa, non avrei saputo dire esattamente contro cosa si stesse per vaccinare: era solo un altro appuntamento dal dottore, uno di quelli importanti, da incastrare tra poppate e cambio pannolini.

Come molti genitori, non mi passò mai per la mente che George potesse prendersi una malattia mortale. Le possibilità erano scarse, soprattutto considerando il fatto che lui era completamente vaccinato. Ma questo lo pensavo prima che George contraesse la meningite B con setticemia. Ora so che non era protetto perché non c’era nessun vaccino disponibile contro questa malattia.

Con una velocità e una gravità che solo chi ha assistito a un caso di meningite può capire, nello spazio di ventiquattr'ore passò dall’essere un bimbo di 23 mesi - sano, giocoso e vivace - a essere un bimbo malato che combatte per la propria vita. Vedere sul suo corpo le note macchie del “rash”, quella sera del luglio 2011, fu il momento peggiore della mia vita. Riconobbi subito che era meningite con setticemia, ma nonostante i sintomi – febbre, tremore e certamente il rash – non avevo idea di quanto la malattia fosse aggressiva nell’attaccare il corpo o veloce nel diventare fatale. O difficile da curare.

Nelle prime dodici ore in cui fu trasferito in terapia intensiva, George subì tre arresti cardiaci. Fu così improvviso e scioccante che a mala pena ce ne siamo resi conto. Inaspettatamente, grazie alle cure eccezionali che ha ricevuto, il nostro piccolo combattente ha avuto un completo recupero, ma arrivarci fu una prova di nervi per tutti noi.

Quando lo abbiamo riportato a casa dall’ospedale era il fantasma di se stesso. Un vivace e impertinente ragazzino che ha perso temporaneamente la vista, e passava settimane a re-imparare a camminare, parlare, mangiare, tutte pietre miliari dello sviluppo che aveva già superato. Abbiamo visto un esercito di infermieri, fisioterapisti, terapisti occupazionali e dottori nei mesi che seguirono, ma ogni giorno un po’ del nostro George tornava. Ora, passato un anno, è l’immagine della salute e tutto questo sembra un incubo distante: le cicatrici sulle sue gambe sono l’unico ricordo di quanto facilmente sarebbe potuta finire in modo diverso.

Soltanto noi sappiamo quanto siamo fortunati: abbiamo riportato a casa George, ma molte altre famiglie non sono così fortunate. La vita subisce gravi cambiamenti per le conseguenze della malattia – perdita degli arti, dell’udito e della vista, che sono molto comuni. La vita per molte famiglie non tornerà mai alla normalità.

Come ambasciatore della Meningitis research foundation (Fondazione per la ricerca sulla meningite) mi sono emozionata nel sentire che c’è un vaccino per la meningite B all’orizzonte e ho collaborato con altri membri per assicurarmi che sia incluso all’interno dei programmi di immunizzazione dell’infanzia il prima possibile.

Senza dubbio, i vaccini salvano le vite ed evitano alle famiglie il trauma di far fronte a malattie gravi e ai loro effetti, che possono durare per tutta la vita. Fortunatamente George, essendo così giovane, non ricorderà la sua esperienza di meningite; ma noi, che siamo i suoi genitori, non ce la scorderemo mai.

Emily Furniss da Bushey è ambasciatrice per la Meningitis research foundation (Fondazione per la ricerca sulla meningite).

La storia originale su vaccinestoday.eu