Vaccino anti-Hpv non aumenta rischio di tromboembolia

Necessaria chiarezza per non compromettere la vaccinazione.

Secondo una lettera di ricerca pubblicata su Jama, andrebbe smentita la possibile associazione tra vaccino anti-Hpv quadrivalente e tromboembolia venosa (Tev, una condizione in cui si verifica l’occlusione di una vena a causa di un coagulo, con possibile distacco di emboli, cioè frammenti di coagulo, che colpiscono poi organi come i polmoni). Questo rischio era stato segnalato da due studi pubblicati dopo l’immissione in commercio del vaccino, diffondendo preoccupazione sulla sua sicurezza. Va segnalato che, in uno di questi studi, i soggetti considerati presentavano però già altri fattori noti per aumentare il rischio di Tev (come l’uso di contraccettivi orali o l’aver eseguito interventi chirurgici).

Uno studio danese è stato allora avviato per verificare questa ipotesi. Sono stati analizzati dati sanitari di tutte le donne danesi dai 10 ai 44 anni, dal 2006 al 2013. Su oltre 1,6 milioni di donne considerate, circa 500 mila avevano ricevuto la vaccinazione. Dei 4300 casi di Tev, invece, un quinto ero stato vaccinato. Tuttavia, per queste donne, nei 42 giorni successivi alla vaccinazione (periodo considerato di maggior rischio) non si è osservata nessuna associazione tra la Tev e il vaccino: il rischio, in pratica, non risultava aumentato dopo la somministrazione. I risultati dello studio invitano quindi a riconsiderare l’allarme lanciato in passato relativamente alla vaccinazione anti-Hpv.


MC/AF