Epatite A e frutti di bosco, i risultati finali dell'indagine

I casi erano esplosi nella primavera del 2013.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Europea food safety authority, Efsa) ha pubblicato i risultati sull’indagine relativa ai frutti di bosco, coinvolti nell’epidemia di epatite A dell’anno scorso, con casi in Italia e nel resto di Europa.

Nel 2013, infatti, i casi hanno subito un brusco aumento, fino al quadruplo rispetto agli anni precedenti. Complessivamente, in Europa, si sono verificati 1444 casi (di cui 1300 in Italia). Di questi, 331 casi sono stati correlati all’epidemia: 228 in Italia, 31 in Norvegia, 21 in Irlanda, per citare le nazioni più colpite nel loro territorio. In Germania, 25 persone si sono ammalate al rientro da un viaggio all’estero (per lo più nella nostra nazione).

Sono stati 14 i lotti di frutti di bosco surgelati in cui è stato trovato il virus dell’epatite – tra Italia, Francia e Norvegia. Non è ancora stato individuata, però, un’unica fonte di contaminazione che colleghi tra loro tutti i casi e i lotti. Le ipotesi uscite dalle indagini sono due: ribes rossi prodotti in Polonia e more prodotte in Bulgaria.

Intense le indagini svolte. L’Istituto zooprofilattico della Lombardia ed Emilia Romagna, a partire dal 2013, ha complessivamente esaminato 1.180 campioni di frutti di bosco. Da ottobre 2013 non sono più stati identificati lotti contaminati. Rimane però ancora valido il consiglio di consumare i frutti di bosco surgelati dopo averli fatti bollire per almeno 2 minuti. È infatti ancora possibile che ci siano in commercio altri prodotti contaminati. Il virus dell’epatite A, ricordiamo, si trasmette attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati da soggetti malati.

MC/AF