Piemonte, 5 mila casi di varicella nel 2013

Meccanismi di offerta vaccinale e sorveglianza alla base dei casi nella provincia di Cuneo.

Il Servizio di Epidemiologia per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive (Seremi) dell’Asl di Alessandria ha pubblicato i dati sulle malattie infettive in Piemonte. La sintesi, che raccoglie i casi per cui esiste l’obbligo di notifica alle istituzioni locali e nazionali, è riferita all’anno 2013.

Saltano subito all’occhio i 5280 casi di varicella, la malattia più segnalata. I due terzi dei casi si sono verificati da gennaio a maggio (la varicella ha i picchi massimi di diffusione in primavera). Si sono però verificati circa 600 casi a luglio, e il livello si è mantenuto costante sui 100-200 casi negli altri mesi. Le più colpite le Asl Cuneo 2, con 839 casi, Cuneo 1, con 819 casi. Seguono l’Asl Biella e Torino 3 con circa 500 casi ciascuna.

Per quale motivo ci sono stati tanti casi di varicella in Piemonte? «La vaccinazione della varicella non rientra nei piani regionali di vaccinazione dei bambini nella prima infanzia. Viene solo eseguito il recupero a 12 anni dei soggetti che non l’hanno contratta – spiega Domenico Montù, direttore del Servizio igiene e sanità pubblica dell’Asl Cn1 – Ciò comporta che la varicella si esprima con tutta la sua carica infettiva nella popolazione suscettibile, durante i primi anni di vita, distribuendosi casualmente. Nel nostro territorio viviamo perciò una forma di epidemia-endemia costante, per cui il 90 per cento della popolazione infantile sotto i 12 anni supera la malattia in via naturale. Questa è la situazione che probabilmente si verifica in tutte le province del Piemonte».

Come si spiega, allora, la concentrazione di casi nella provincia di Cuneo? «Le differenze che si osservano sono da attribuire a differenze di notifica da parte dei pediatri di libera scelta (Pls) e medici di medicina generale (Mmg) – continua Montù – Molte malattie infettive sono sotto-notificate, e la varicella rientra tra queste. Nella nostra Asl, però, abbiamo una ottima relazione con Pls e Mmg, che hanno una buona sensibilità verso le notifiche. Il rilievo numerico riscontato va quindi letto in tal senso. Già in passato avevamo registrato, in occasione di una epidemia di morbillo, dei valori molto più alti rispetto ad altre province, semplicemente grazie a un maggior lavoro di ricerca dei casi e della loro conferma di laboratorio».

Anche per l’Asl Cuneo 2 l’accurato lavoro di sorveglianza sembra aver contribuito al picco di varicella nel cuneese: «L’incidenza nella Cuneo 2 potrebbe essere solo apparentemente più elevata perché da una decina d’anni abbiamo introdotto una forma di sorveglianza attiva – spiega Franco Giovanetti, responsabile del Servizio vaccinazioni-profilassi malattie infettive dell’Asl Cn2 – Ogni settimana una nostra assistente sanitaria telefona a tutti i pediatri di famiglia dell’Asl e ai due reparti ospedalieri di pediatria, chiedendo se sono stati osservati casi di malattia infettiva o eventi avversi da vaccino. I relativi dati sono raccolti immediatamente. È chiaro che in questo modo, almeno nella fascia 0-11 anni, non dovrebbe sfuggirci neppure un caso».

Riportiamo, in conclusione, alcuni altri dati riportati dalla relazione regionale: 362 casi di morbillo, 112 casi di epatite A, 78 di parotite, 68 di epatite B, 16 di pertosse, 11 di meningite da meningococco, 5 di rosolia, 3 di tetano.

I dati completi del Seremi sono disponibili qui.

MC/AF

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