Gli insegnamenti dell'Italia sul cambiamento delle politiche vaccinali

È il titolo dell'intervento, a cura di Roberto Burioni, Anna Odone e Carlo Signorelli, pubblicato recentemente sulla prestigiosa rivista Nature e di cui riportiamo la traduzione integrale.

L'esperienza dell'Italia sull'obbligo vaccinale ben complementa il caso di studio francese da voi discusso (Nature 553, 249–250; 2018), offrendo elementi di riflessione sul perché si sia resa necessaria una legge, quali alternative ci fossero e se la nuova normativa funzioni.

Nel 2017 in Italia le vaccinazioni obbligatorie sono salite a 10 (da 4 ndr) per i minori da 0 a 16 anni : Haemophilus influentiae tipo b, morbillo, parotite, rosolia, varicella, pertosse, insieme alle allora già obbligatorie (difterite, tetano, poliomielite, epatite B).

A differenza della Francia, le coperture vaccinali in Italia sono diminuite in modo preoccupante negli ultimi 5 anni: emblematico il calo del 5,3% per il vaccino anti morbillo tra il 2011 ed il 2015. Nel 2017 l'Italia è risultato il sesto Paese al mondo per nuovi casi di morbillo.In questo contesto epidemiologico si è arrivati alla legge sull’obbligo (go.nature.com/2o7jnwc).

L’esperienza pilota del Veneto (5 milioni di abitanti) ha dimostrato come strategie alternative non siano state soddisfacenti: in questa regione, infatti, nel 2007 era stato sospeso l'obbligo delle vaccinazioni allora obbligatorie, investendo in educazione sanitaria e comunicazione per promuovere l' adesione consapevole. Tuttavia tra il 2006 ed il 2016 si è registrato un decremento delle coperture, superiore alla media nazionale (meno 5,2% per la vaccinazione anti-polio, a fronte di un calo del 3,3% a livello nazionale) (C. Signorelli et al. Ann. Ist. Super. Sanità 53,231–237; 2017).

La nuova legge italiana sembra funzionare. I dati preliminari mostrano il recupero di almeno un terzo dei bambini nati tra il 2010 ed il 2015 e precedentemente non vaccinati. Le coperture per poliomielite e morbillo sono aumentate, nei primi mesi dopo l’entrata in vigore della legge, rispettivamente dell'1 e del 2,9%, con risultati ancora migliori in altre regioni italiane ( C. Signorelli et al. Lancet Infect. Dis. 18, 26–27; 2018).

Come professionisti di sanità pubblica, riteniamo che l'iniziativa del governo sia stata giustificata dal contesto epidemiologico. Tuttavia, ribadiamo la necessità di interventi proattivi per aumentare le coperture vaccinali e promuovere la fiducia della collettività nei confronti delle pratiche vaccinali.