Morbillo

Il morbillo è una malattia infettiva causata da un virus del genere morbillivirus appartenente alla famiglia dei Paramixoviridae che provoca un'infezione altamente contagiosa, caratterizzata clinicamente da febbre, malessere, eruzione cutanea, tosse, raffreddore e congiuntivite. Non esiste una terapia specifica.

Impatto sulla popolazione

Si stima che globalmente ogni anno si verifichino più di 30 milioni di casi e 875.000 decessi, pari al 50–60% dei 1,6 milioni di morti causati da malattie prevenibili con le vaccinazioni.

In Italia, prima della vaccinazione di massa, le epidemie di morbillo si verificavano ogni 2-3 anni, con piccoli focolai localizzati durante gli anni interpandemici. Il fenomeno era dovuto ad un ciclico aumento della popolazione suscettibile che, una volta guarita, si immunizzava a vita. Una menzione a parte è da dedicare ai lattanti poiché questi beneficiavano di una immunità passiva transplacentare se erano figli di madri guarite ma che svaniva con l’approssimarsi al primo anno di vita, divenendo quindi suscettibili alla malattia.

Attualmente in Europa la situazione è eterogenea con Paesi che hanno virtualmente eliminato la circolazione del virus o che sono prossimi al traguardo condiviso in seno ad OMS Europa nel maggio del 2019 nello “Strategic Response Plan for the measles emergency in the WHO European Region, September 2019-December 2020”. La disomogeneità dei dati di copertura tra i Paesi determina però l’esistenza di sacche di popolazione suscettibile che non permettono l’interruzione della diffusione del virus nel continente.

Tasso di notifica di infezione da morbillo per milione di abitanti per Nazione, periodo aprile 2020 - marzo 2021,data di pubblicazione 28 aprile 2021. Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie

Il report per il 2020 della sorveglianza sanitaria italiana per morbillo ha riportato una flessione del numero delle infezioni, probabilmente legata alle misure di contrasto alla diffusione di COVID19. Si sono infatti registrati solamente 103 casi, di questi lo stato vaccinale è noto per 99/103 casi e 92 (93,0%) erano non vaccinati al momento del contagio, quattro (4,0%) avevano effettuato una sola dose di vaccino, due (2,0%) avevano ricevuto due dosi e un caso (1,0%) non ricorda il numero di dosi. Il 26,2% dei pazienti (n=27) ha riportato almeno una complicanza. La complicanza più frequente è stata l’epatite/aumento delle transaminasi, seguita da cheratocongiuntivite. In sei casi (5,8%) è stata riportata una polmonite. Il 56,3% dei casi è stato ricoverato e un ulteriore 16,5% si è rivolto ad un Pronto Soccorso. Visto il quadro pandemico, i dati non vanno letti con eccessivo ottimismo, specialmente confrontandoli con l’andamento storico, visibile in tabella.

Morbillo & Rosolia News, Istituto Superiore di Sanità, Rapporto N° 63 - Gennaio 2021

Vie di trasmissione

Il virus del morbillo presenta una elevata contagiosità trasmettendosi per via aerea attraverso le secrezioni di naso, bocca e gola. Il contagio indiretto è molto raro. Si stima che se un soggetto suscettibile si espone ad uno positivo per morbillo, la probabilità di infettarsi è del 90%. La contagiosità inizia fino a 5 giorni prima dell’eruzione cutanea e si protrae per circa 4 giorni dall’inizio dei sintomi.

Segni e sintomi

Il periodo di incubazione va da 8 a 14 giorni. La sintomatologia clinica nel periodo di invasione è caratterizzata da febbre alta, rinite, faringite e congiuntivite. Prima dell’insorgenza dell’esantema possono comparire delle macchioline bianche nella mucosa orale delle guance (macchie di Koplik). L’eruzione cutanea inizia dalle regioni retro auricolari e si diffonde in 2-3 giorni alla faccia, al collo, al tronco e agli arti. Nei casi non complicati, verso la quarta giornata dal suo inizio, l’esantema comincia a impallidire seguendo l’ordine di insorgenza. Alla scomparsa dell’esantema, residua una desquamazione che di norma risparmia il palmo delle mani e le piante dei piedi.

Complicanze

Circa il 30% dei casi di morbillo può sviluppare una o più complicanze, con una maggiore frequenza nei bambini con meno di 5 anni o nei soggetti con più di 20 anni. Le complicanze più frequenti del morbillo sono: diarrea (8%), otite media (7%) e polmonite (6%). La complicanza più temuta è l’encefalite acuta che si può verificare nello 0,1% dei casi, con una insorgenza dai 2 giorni alle 3 settimane dall’inizio dell’eruzione cutanea. Spesso l’encefalite acuta si associa a febbre alta, mal di testa, vomito, rigidità nucale, convulsioni e coma. In circa una encefalite acuta su quattro non si ha una restitutio ad integrum, ovvero una quota minima sul totale degli infetti arriva a manifestare l’encefalite acuta ma in alcuni rimarranno danni neurologici permanenti. La letalità del morbillo nei Paesi industrializzati è modesta, ma può essere più elevata nei primi anni di vita; le cause di morte più frequenti invece sono le complicanze respiratorie e l’encefalite. Esiste poi una complicanza molto rara ma estremamente grave, la Panencefalite Subacuta Sclerosante (PESS), ovvero una malattia degenerativa del Sistema Nervoso Centrale dovuta probabilmente alla persistenza del virus del morbillo in questo compartimento. Può comparire anche diversi anni dopo l’infezione in circa 5-10 casi per 1.000.000 casi di morbillo. La PESS causa deterioramento intellettivo, convulsioni e anomalie motorie e conduce alla morte nell'arco di 1-3 anni.

Terapia

Non esiste una terapia specifica per il morbillo, perciò i trattamenti possibili mirano a lenire i sintomi. Si utilizzano pertanto il paracetamolo per abbassare la temperatura corporea al bisogno, sciroppi per calmare la tosse e colliri per ridurre il fastidio agli occhi. Gli antibiotici sono da riservare soltanto nel caso in cui insorgano delle complicanze su prescrizione medica. Può associarsi a diarrea, per questo motivo è importante mantenere un buon livello di idratazione del paziente.

Gravidanza

L’infezione da morbillo in gravidanza si associa ad un notevole incremento del rischio di complicanze per la salute materna e fetale. La letteratura disponibile non è molta, ma secondo uno studio condotto in Namibia su 55 signore incinta, il 60% ha manifestato diarrea, il 40% una polmonite, ed il 5% una encefalite. Di queste signore, solo per 42 è noto il completo quadro clinico fino alla gravidanza e tra queste il 60% ha avuto almeno una complicanza materna, fetale o neonatale, mentre il 12% sono decedute. Il rischio di nascite premature, aborti spontanei e morti intrauterine sembra essere notevolmente aumentato.

Il morbillo viene definito congenito se il/la nascituro/a manifesterà un rash cutaneo entro i primi 10 giorni dalla nascita mentre l’infezione post-natale solitamente si manifesta con un rash tra i 14 ed i 30 giorni. In entrambi i casi il corteo sintomatologico va da forme lievi a malattia severa.



Per un approfondimento sui vaccini esistenti contro il morbillo si rimanda all’apposita sezione al link.


Fonti / Bibliografia